Destination: Frankfurt! ITA/ENG

Il mondo in cui viviamo si sta trasformando radicalmente. La crisi dei mutui subprime, scoppiata quasi cinque anni fa, si è fatta crisi del debito sovrano degli stati nazione. Se la sua dimensione è globale, il suo epicentro è la vecchia Europa, che si trova a fronteggiare a suon di tagli e austerità gli enormi deficit di bilancio prodotti soprattutto dagli stati mediterranei. Ciò che colpisce è la temporalità inedita presentata da questa trasformazione, che si presenta come un’accelerazione indefinita verso il vuoto del baratro. Nel giro di un anno, in Italia abbiamo prima scoperto che la crisi esiste davvero e, passati dal negazionismo berlusconiano alla fede nei tecnici del Prof. Monti, ci stiamo abituando a sentirci dire che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Se da questo versante quanto sta accadendo nel mondo non può certo rallegrarci, dal punto di vista dei movimenti qualcosa di nuovo si sta muovendo, con accelerazioni spesso improvvise, in particolare nell’ultimo anno: dalle acampadas spagnole, alla rivolta greca, dai mai sopiti venti rivoluzionari della primavera araba ai riots di Londra, fino al movimento occupy, che da Wall Street ha saputo contagiare tutto il continente americano, toccando le coste del Pacifico con il grande sciopero generale di Oakland.

In Italia, dove abbiamo vissuto l’esplosione dell’Onda nel 2008 e il grande movimento del 2010, abbiamo imparato a leggere come ognuna di queste esplosioni si richiamasse alle precedenti e preparasse le successive, componendo nei mesi una vasta geografia di rivolte, eterogenee tra loro eppure connesse. Nel proliferare delle differenze, ha iniziato a delinearsi in giro per il mondo una nuova grammatica di parole comuni: la lotta contro l’austerità, contro la retorica colpevolizzante del debito e i suoi effetti materiali, contro il vampirismo della finanza e per una nuova distribuzione della ricchezza sociale, per la difesa e la conquista dei beni comuni.

Più in generale, ad emergere è il nuovo protagonismo globale di una generazione intera, non più disposta ad accettare lo scaricamento verso il basso degli effetti della crisi e il contemporaneo esproprio dall’alto della possibilità di decisione democratica sul proprio futuro. Ce lo dimostra il primo Maggio appena trascorso, davvero inedito per estensione e potenza, che ha fatto parlare di sé sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, aprendo definitivamente le danze del global may of struggles finalmente sbocciato.

Mentre in Italia – dove evidentemente di tutto questo non si parla, dato il provincialismo servile dell’informazione mainstream – abbiamo avuto le violente cariche di Torino, il grande successo della Mayday di Milano ed azioni diffuse in tutto il paese, negli Stati Uniti il rilancio dei movimenti occupyha dato vita a manifestazioni partecipatissime e radicali che, da Oakland a New York, sono terminate con arresti e scontri con la polizia. Lo stesso succede a Montréal, in Quebec, dove da diverse settimane gli studenti si scontrano ripetutamente con le forze dell’ordine durante le proteste contro l’innalzamento delle tasse universitarie, o in Grecia e Spagna, dove in diverse città si manifesta contro i piani di austerity. A Berlino decine di migliaia di giovani sfilano in corteo e ingaggiano violenti scontri con l’imponente apparato di controllo organizzato dalle forze di polizia.

Insomma, abbiamo accenti diversi, ma parliamo tutti la stessa lingua. L’abbiamo imparata e costruita nei movimenti di questi anni, tutti nati sotto il segno della crisi del capitalismo finanziario, respirando la stessa aria di rivolta che ha accompagnato in tutto il mondo l’estendersi e l’acuirsi della crisi stessa. Davanti a noi abbiamo ora la possibilità di un salto di qualità: dal riconoscersi carne comune alla possibilità di organizzarsi comunemente. È con questo spirito e con questa voglia che guardiamo alla costruzione del global may, dalla scadenza internazionale del 12 fino alle giornate centrali di Francoforte del 17-19 maggio, dove in migliaia da tutta Europa andremo ad assediare la Banca Centrale Europea, quell’istituzione che – fuori da ogni controllo democratico e di concerto con il Fondo Monetario Internazionale – determina le scelte economiche che stanno devastando i paesi del continente. Perchè di fronte alla crisi globale, non c’è altra possibilità che una rivolta globale.

Ai piani alti aprano bene le orecchie: nelle strade del mondo questa rivolta è già iniziata!

Anomalia Sapienza – Unicommon Roma

Destination: Frankfurt!

The world we live in is radically changing. The subprime mortgage crisis which broke out almost five years ago, it has become the sovereign debt crisis of nation-states . If its size is global, its epicentre is the old Europe, which is struggling with a huge public deficit – mainly produced by the Mediterranean countries – trying to resolve it by cuts and austerity policies.

What is impressive is the original temporality presented by this transformation, which appears as an acceleration towards the abyss. In just a year, in Italy, we first discovered that the crisis does exist, going through Berlusconi’s denial arriving at the faith toward the technical Monti’s government, we’re getting used to being told that we have been living beyond our means.

Sure, we are not happy about what it’s happening in the world, but we have to highlight that

something new is going on in the social movements all around the world, with sudden acceleration, particularly in the last year.  From Spanish acampadas  to Greek revolt, from never-ending revolutionaries wind of the Arab spring to riots in London, till the occupy movement, where Occupy Wall Street has managed to infect the entire United States, touching the Pacific coast with the great general strike in Oakland.

In Italy, where we lived great movement in 2008 and 2010, we have learned how these explosions are related to each other, the last prepares the next, forming, month after month, a vast geography of riots, heterogeneous but connected. In the proliferation of differences it has begun to emerge a new grammar of common words all around the world: fight against austerity, against this blaming rhetoric that makes you feel guilty because in debt, with its material effects, against the finance-vampire, for a new distribution of social wealth and for a defence and a new conquest of commons.

It’s generally emerging a new global protagonism  of an entire generation, who doesn’t want to accept anymore the crisis effects on its shoulders , meanwhile it’s expropriated of its possibility to decide in a democratic way on its own future. This has been evident during 1st May, who gained the front pages of newspapers all around the world for its astonishing power , making bloom  this global may of struggles.

While in Italy – where none is talking about this since we have a provincial and servile mainstream information – we had violent charges in Turin, a great success of Mayday demonstration in Milan and actions spread out all around the country. In the United States the strength of the occupy movement has been clarified by all the massive and radical demonstrations from Oakland to New York, ended with arrests and clashes with police. The same happens in Montreal, Quebec, where it’s several weeks that students repeatedly clashed with police during protests against the rising of university tuition fees. In Greece and Spain we have seen huge demonstrations in different cities against the austerity plan. In Berlin, ten thousands of young people demonstrate and engage violent clashes with the massive apparatus of control held by the police.

So, we have different accents, but we all speak the same language. We’ve learned it and built it in the movements of these years, all born against this crisis of the financial capitalism, breathing the same air of revolt that has come along with the spread and deepening of the crisis itself.

In front of us we have now a new possibility: from recognizing ourselves as similar to organizing ourselves in a common way.

We have this spirit and this desire when we look forward to this may, from the international day of action on 12th May to Frankfurt on 17th -19th May: a common construction of the global may.

We will be thousands of people from all over Europe to try to block  the European Central Bank, an institution that – beyond any democratic control and in agreement with the International Monetary Fund – is leading the economic choices that are ravaging all the countries of Europe, and not just the South.  Because in front of the global crisis, there is no other possibility that a global revolt.

And upper floors if you didn’t hear yet you should open your  ears because in the streets of the world this revolt has already begun.

 

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