Il cuore della bestia

Giorni che svaniscono troppo in fretta, treni che  sfrecciano in questa terra rigida ma opulenta, quieta e minacciosa, ancora una volta cuore pulsante d’Europa. Un’Europa inedita, selvatica, neoliberale,  liberatasi finalmente dal fardello Illuminista si va varco con l’ascia nella giungla della crisi.

Sono passati già tre giorni dall’inizio dello Speaking Tour che vede coinvolti, oltre me, un’esponente della coalizione della sinistra radicale greca Syriza (che ha incredibilmente superato il partito socialista e si è qualificato come secondo partito alle ultime elezioni greche) e un sindacalista autonomo spagnolo appartenente al SAT, partecipe al movimento degli Indignados.

1. Il tour ha avuto inizio a Berlino presso la sede della Fondazione Rosa Luxemburg che ha pensato e finanziato questo progetto: un edificio imponente, collocato nel centro della città, che dà lavoro a molti militanti, finanzia ricerca, progetti, eventi. Nonostante sia economicamente e politicamente legata al partito Linke, la Fondazione ha un approccio molto aperto e sostiene iniziative provenienti da gruppi tra loro eterogenei. Inoltre, è diventata negli anni un importante polo di ricerca indipendente nell’ambito socio-politologico.

Il nostro incontro berlinese è organizzato dai giovani della SDS, organizzazione studentesca della Linke , dal gruppo autonomo FelS, molto attivo a Berlino, e parte del coordinamento nazionale Interventionische Linke (IL), uno dei due principali attori di movimento della mobilitazione verso Blockupy, l’altro coordinamento di stampo più Antifa è quello chiamato Ums Ganze, molto protagonista nella mobilitazione del 31 Marzo a Francoforte. A Berlino abbiamo conosciuto anche compagni di Avanti, altro gruppo che si muove su scala nazionale e che fa parte della IL. Durante la nostra breve permanenza in questa città vivace e stimolante arriva la notizia del divieto delle autorità francofortesi rispetto alle giornate di azione del 16-19M. Dalle discussioni che abbiamo avuto con gli attivisti in merito sembra che la cosa non abbia affatto scoraggiato la mobilitazione: tutti sono molto determinati a fare pressione affinché il divieto venga ritirato e infrangerlo nel caso rimanesse tale.

Il nostro talk a Berlino si è tenuto alla Humbolt University, nella parte est della città, in presenza di un pubblico nutrito e molto giovane. La questione che più a suscitato interesse rispetto alla situazione italiana è l’assenza di legittimità democratica del governo Monti e la reazione che ciò provoca nell’opinione pubblica e nel dibattito di movimento: una questione posta con molta insistenza durante il dibattito, ma che in Italia non è davvero al centro del dibattito. Forse perché abbiamo già una certa esperienza di governi tecnici, i deus ex machina che intervengono quando il teatro parlamentare si fa troppo turbolento, le maggioranze si sgretolano e le crisi incombono. O forse anche perché, ormai, senza nessuna velleità anarcoide o settaria, risulta piuttosto automatico pensare che, eletti o meno, i governi sono sempre nemici o al massimo non contano nulla..

E poi ogni discorso sulla sovranità perduta sembra ammiccare a una possibile sovranità ritrovata, e alle spalle di questa c’è l’ombra della nazione…per questo voltiamo le spalle alla “sovranità del popolo italiano” e cominciamo a immaginare nuovi modi di sbrogliare la matassa europea.

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Il secondo giorno arriviamo ad Amburgo, città portuale nel Nord della Germania, la prima cosa che ci aspetta è una melodia classica che accompagna il nostro arrivo alla stazione centrale della città, “che grande civiltà, che classe!” penso tra me e me. Quando chiediamo più informazioni su questa espressione artistica inattesa ai compagni che sono venuti a prenderci, ci spiegano che si tratta in realtà di una delle nuove strategie del comune per tenere i tossicodipendenti o senzatetto lontano dalla stazione. Questa musica, infatti, ha delle frequenze molto alte che a lungo andare la rendono insopportabile, soprattutto se si è in condizioni percettive alterate…Agghiacciante, più del vento nordico di Amburgo.

I compagni che organizzano la giornata sono quelli di Avanti, collettivo molto numeroso e attivo in questa città, ci portano a posare le valigie nella palazzina in cui dormiremo, un House Project, lo chiamano loro. La casa è bellissima, con grandi spazi comuni, finestre amplissime e piante nei bagni. Si tratta di una ex occupazione che negli anni passati è stata legalizzata con il meccanismo dell’House Project appunto: viene comprata da una banca e gli abitanti aprono una specie di mutuo, ma questo mutuo è talmente basso (tendente allo zero) che non verrà praticamente mai estinto, quindi nessuno di coloro che ci vivono avrà mai possesso pieno della casa. Il meccanismo rende anche più facile il ricambio tra gli abitanti, funziona di fatto, quindi, ancora come un’occupazione, con la differenza che non si può essere sgomberati perché, formalmente, proprietari.

Dopo aver scoperto questo controverso ma interessante meccanismo andiamo a pranzo/cena con i compagni di Avanti che ci raccontano un  po’ di cose sullo stato delle mobilitazioni in Germania e assieme a loro prepariamo il dibattito che si terrà nel tardo pomeriggio all’Università di Amburgo. Un’età media più alta e uno stile più punk caratterizza il suo pubblico.

Il dibattito è molto lungo e articolato, la questione centrale è stata quella delle condizioni di vita quotidiana dei giovani. Mentre provavo a rispondere me lo chiedevo anche io, la cosa che mi veniva in mente erano le esperienze di autogestione e mutualismo, piccole e frammentate, ma radicali e potenti nell’indicare strette vie di fuga.

Dopo il dibattito abbiamo bevuto delle birre a St.Pauli, quartiere rosso, alternativo anche se molto gentrificato, dove siamo stati al Rote Flora, storica occupazione e centro sociale di Amburgo fortemente connotata come Black e Autonomen. Una struttura, a detta dei critici, molto chiusa e rigida politicamente, ma che riesce ad aggregare migliaia di giovanissimi di Amburgo con serate elettroniche, skate park e inziative politiche e contro culturali.

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Il terzo giorno arriviamo a Brema, una città di 500.000 abitanti in cui si ha l’impressione ce ne siano un decimo. Finora in Germania non ho ancora visto un ingorgo di traffico ed è fortissima la cultura della bicicletta. Brema ha una storia di città portuale e libera, collegata ad altre città del Baltico da una rete commerciale fittissima, fin dal Medioevo. Dalla metà dell’ottocento è diventata anche distretto industriale soprattutto per quanta riguarda l’estrazione e raffinazione di materiali grezzi (ferro, zinco) che vanno poi nel ciclo produttivo dei distretti automobilistici. Nel 1919 Brema ha avuto una breve esperienza comunarda, durante la quale il Consiglio dei Lavoratori, ancora armati in seguito alla fine della prima guerra mondiale, si è impossessato del parlamento cittadino e ha proclamato la libera Repubblica di Brema. La rivolta è stata repressa dall’esercito nazionale poco tempo dopo, ma la città è rimasta caratterizzata da una forte politicizzazione a sinistra.

Alle due, dopo aver posato le valigie, ci portano nella piazza di fronte al comune dove c’è un presidio contro i tagli al welfare: il presidio è piccolo e poco significativo ma è una buona occasione per scoprire che il leggendario welfare tedesco sta progressivamente arretrando, accompagnato dall’ipocrisia della retorica per cui “in Germania non esiste la crisi”. Da un tipo di sussidio largamente accessibile si è infatti passato, almeno qui a Brema, al Hartz 4, un sussidio di disoccupazione i cui criteri di accesso sono rigidissimi, i controlli sul conto in banca continui e pressanti, ad ogni entrata non giustificata il sussidio viene tolto, ed è ovviamente subordinato all’accettazione di qualsiasi lavoro offerto.

Non riesco bene a capire se in Germania ci sia crisi o meno, ai miei occhi mediterranei affamati essa appare come uno stato ricco e pieno di possibilità, al contempo, l’opportunità di distruggere diritti, garanzie, protezione sociale e potere contrattuale del lavoro vivo non sfugge di certo alla classe dirigente alemanna.

Il nostro incontro è organizzato anche qui dal gruppo Avanti, molto consistente anche a Brema, si tiene però nella sede sindacale DGB-Gewerkschaftshaus, combina quindi la partecipazione giovanile di movimento a quella più adulta e sindacale. L’incontro è stato un vero successo in termini di pubblico a quanto dicono i compagni che ci hanno ospitato, la sala in cui abbiamo parlato era in effetti la più gremita che abbiamo incontrato finora.

Il dibattito molto serrato e diretto, dal pubblico mi hanno chiesto esperienze concrete di resistenza ora attive in Italia, ho parlato della Val di Susa, di come quella battaglia sia diventata qualcosa che scavalca di molto non solo i temi ambientali ma anche la dimensione comunitaria e locale: forse, esprime molto meglio la questione della democrazia in Italia questa lotta che non qualsiasi risentimento per un governo non “democraticamente” legittimato. Molto interessanti sono anche gli spunti sulla situazione greca, dato che proprio in questo giorno il partito Syriza ha ricevuto il mandato di formare il governo, dopo il fallimento del partito conservatore Nea Demokratia.

La cosa che i compagni con cui andiamo a discutere nei dibattiti ci chiedono spesso è “cosa fare in Germania”: c’è un ansia diffusa nel movimento per non saper reagire a una situazione in cui il proprio paese non vive in prima istanza la ferocia della crisi ma contribuisce fortemente nel crearla, i compagni tedeschi si chiedono e ci chiedono come infrangere l’egoismo e l’isolamento in cui la società tedesca sembra rinchiusa.

A Brema la discussione si è conclusa sul tema delle migrazioni, e un signore di mezza età mi ha detto “Italiani emigrate in Germania e insegnateci a far politica, come fu negli anni 70”. Non sapevo se ridere o meno, ma mi è sembrata in ogni caso una proposta gentile…

A Berlino, Amburgo e Brema i nostri incontri pubblici si concludono tutti con una discussione sulle giornate di Francoforte e sul piano europeo delle mobilitazioni, le proposte di costruzione di network europei sono sentite da tutti come fondamentali e prioritarie, sul come fare c’è ancora dell’incertezza, ma ho l’impressione che un’accelerazione sia possibile.

Diario dallo Speaking Tour in Germania, a cura di Shendi Veli – Unicommon Roma


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