Note di viaggio attraverso EuRos, carovana transnazionale del Teatro Valle Occupato

#1: ATENE Atene brulica di vita e visi meticci. Piazza Syntagma la percorriamo a tutta velocità sul taxi che ci porta a Monastiraki, hot spot: nei dintorni è stato avvistato un teatro occupato, il teatro Embros. Giriamo per le vie strette di Monastiraki, sulla sinistra, a sorpresa, scorgiamo il Pireo su cui si erge il Partenone. Imponente. Immediato istinto di avvicinarci. Con questa stella polare proseguiamo la ricerca di Embros, ci addentriamo nella zona di Plaka. Strada ricca, negozi di souvenir si alternano a Cartier, Louis Vitton, strada vuota, strada glocale, strada sbagliata. Torniamo sui nostri passi e finalmente troviamo Embros, al centro della zona di Psyrri, quartiere ripulito, scopriremo dopo, grazie alla gentrification. Le porte! bussiamo, chiuse. Sentiamo della musica venire da dentro, ribussiamo. Chiuso. Ok aspettiamo, a breve incontreremo Christos, ora vogliamo solo suvlaki e birra ghiacciata. Christos non si fa attendere, puntuale alle 19 ci raggiunge nel pub vicino Embros. Affinità elettiva immediata. Subito lo incalziamo con una raffica di domande: Cosa ne pensi dell’Europa? Come interpreti le ultime elezioni? Come si è organizzato il movimento fin’ora? Cosa pensi accadrà se la Grecia uscirà dall’euro? Sai che migliaia di giovani si ritroveranno a Francoforte il 17, 18 e 19 maggio per occupare la BCE?  La situazione greca non è semplice da descrivere, da sintetizzare. Fino al 2008 erano i movimenti studenteschi a costituire le forme più radicali e di massa di malcontento rispetto le politiche governative. Con il dispiegarsi della crisi, i tagli nel comparto pubblico e la deregolamentazione del settore privato, migliaia di persone sono scese in piazza, fino ad arrivare a scioperi generali da un milione di persone. La novità, racconta, è nel modo di organizzarsi: le assemblee in piazza sono realmente luoghi decisionali, in cui persone di ogni età si confrontano sui temi del governo, dell’austerità della crisi, e scelgono, attraverso processi partecipati, di volta in volta le pratiche più adatte per manifestare. Anche in Grecia la crisi della rappresentanza partitica è molto forte, in questo senso le elezioni segnalano un esito positivo per Christor. I partiti storici sono definitivamente delegittimati, non ci può essere concertazione possibile tra chi avalla e sostiene le decisioni della Troika e i cittadini a cui vengono tagliati diritti e dignità. Qui la connessione col movimento globale “occupy” è immediata, anche se, ci tiene a sottolineare Christos, in Grecia c’è un carattere più spontaneista e più di massa rispetto, ad esempio, ad “occupy wall street”, Piazza Syntagma è stata, in questi mesi, l’epicentro costituente di nuove pratiche politiche. Ora serve tempo. Serve tempo per costruire nuovi modi di vivere e produrre dal basso. Oggi, le persone, si affidano molto ad economie informali, in cui si cerca di abbattere la filiera speculativa tra consumatori e produttori. “Io sarò a Francoforte con altre dieci persone dalla Grecia” ci dice, la necessità di costruire un movimento che sappia valicare i confini greci e riprendersi l’Europa si fa sempre più impellente. Ci chiede come viene vista la Greci dall’Italia, se traspare la responsabilità delle politiche della BCE e quindi della Germania, temono di essere schiacciati dal discorso altamente retorico e coercitivo della colpa; ora anche un partito dichiaratamente neofascista in Parlamento. “E’ vero”, dice “anche che lo spettro del fascismo aleggia”, ma questo, spiega, è riconducibile alla storia politica della Grecia, ancora memore della dittatura dei colonnelli. Sono arrivati i ragazzi di Embros, apre il teatro. Salutiamo Christos, lo rivedremo domani e insieme ci addentreremo ad Exarchia, il luogo simbolo delle forme di lotta più radicali, luogo di libertà e repressione.

ATENE (day 2) Non trovo le chiavi del teatro! “Le tengo io così non le perdiamo”. Notte passata nel teatro Embros, dormire sul palco e nel foyer, luoghi diversi ma familiari. “Trovate”. Il quartire di Pysirri è in movimento fin dal mattino presto. Giovani poliziotti a gruppi di 5 girano con fare da bulli, ridono, mangiano, ammiccano si rivolgono a chiunque con un tono maggiore di quello normale. Osservo. Mi osservano. Lenti scure coprono il mio sguardo. Si allontanano. Stavros Zakiris ci viene a prendere a teatro, ha una jeep anni 80, totalmente fuori misura per le piccole strade da cui è composta Atene. Parcheggia. Camminiamo. Murales, poster art, street art catturano la mia attenzione continuamente. “Qui hanno ucciso Alexis”. Piccola area pedonale tra una strada e l’altra, luogo d’aggregazione di ragazzi giovanissimi. Il poliziotto sparò verso terra, il proiettile colpì una sfera di ferro piantata nella strada e rimbalzò nella direzione opposta, ferendo a morte Alexis. “E’ vero?”, “No”. Rosalia, ristorante ad Exarkia amato dagli ambienti anarchici, fa da cornice al nostro incontro. “Cosa ne pensi della crisi?”, “Siamo in un momento di svolta, la svolta del capitalismo.” Cita Marx, parla di Antigone, Dante. Passano ore.. Christos interrompe i miei pensieri, energia, alziamoci. Con lui raggiungiamo Navarrito Park, parcheggio occupato da alcuni ragazzi che lo hanno trasformato in un piccolo parco, con piante, alberi, giochi per bambini. Cerchiamo di incontrarli. E’ difficile, altri appuntamenti sopraggiungono. Mikail Marmarinos. Torniamo la sera. Molti ragazzi, bel clima.  Georgos è il nostro contatto, ha parlato in assemblea del nostro arrivo. Eccolo. Non sembra molto contento. Non possiamo filmare la zona. I ragazzi che sono con lui ridacchiano, ci chiedono chi siamo, perché vogliamo filmarli. Lo spazio è aperto a tutti dicono ma non ci interessa essere ripresi, in passato abbiamo avuto problemi. Per noi la lotta è questo parco, le nostre energie, i nostri soldi li mettiamo qui per stare bene. Non vogliamo avere a che fare con i soldi pubblici, con questo sistema di potere. Gli chiediamo dell’Europa, ridono. Siete in connessione con altre esperienze di occupazione ad Atene o in Grecia. Non rispondono. Intanto il parco si popola, tranquillo, alcune parti del piccolo paesaggio molto desolate si giustappongono a muretti fatti con amore e dedizione, colorati come mosaici. Rimaniamo a bere qualche birra, un pò sorpresi da questa chiusura: “non vogliamo essere trattati come animali da circo, se volete tornate domani con calma e se ci siamo parliamo, questa non è una situazione autentica.” Penso al paradosso: basta una piccola telecamera per creare un confine così netto? Squottiamo casa di Theodor, giovane attore greco, ad Exarkia. “Questo è un buon esempio di occupazione greca” racconta.Nothing gonna change my world..Nothing gonna change my world..Nothing gonna change my world?

Isabella
eros.teatrovalleoccupato.it
riseupglobalmay.org

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...