Il cuore della bestia – parte seconda

Oggi arriviamo in una piccola città immersa nel verde, gli edifici alludono all’epoca pre-industriale tedesca, case basse, molto legno, scopriamo che è una delle poche città a non essere state devastate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. A Marburgo infatti c’è ben poca produzione di merci, il motore della città è l’università, che fa arretrare l’età media e innesca il circuito economico che rende la città benestante, ridente e deliziosa come una miniatura. Inoltre Marburgo ci offre una consistente scena politica alternativa, molto giovane e molto cool oserei dire, se non fosse superficiale e ai limiti dell’offensivo. Come ci spiegano i compagni che ci ospiteranno, l’attività politica soffre piuttosto un problema di continuità, dato che finita l’università è quasi automatico per i giovani spostarsi in altre città con più opportunità lavorative.

Il posto che ci ospita è molto strano. Sembra una casa dello studente informale, o una occupazione legalizzata, eppure non è nessuna delle due. E’ una palazzina molto grande disposta in orizzontale, dove vivono circa 60 giovani, dove i muri sono coperti di manifesti politici, dove nel giardino sottostante c’è unkinder garten (asilo), e dove sembra bellissimo vivere: stanze grandi, luce, balconi…

In realtà è un posto gestito da un’associazione, che richiama studenti e giovani che lì organizzano la loro vita in comune e che pagano una quota solo per le bollette e le eventuali riparazioni; da parte di alcuni ci sarebbe l’intenzione di far partire un House Project (che spiegavo nei report precedenti), ma la continua mobilità degli abitanti della casa rende inopportuno per molti l’investimento su un progetto a lungo termine.

Il gruppo che organizza il nostro talk a Marburgo si chiama Dissident, nato da una scissione alla fine degli anni novanta con il partito Linke, è oggi un collettivo che si definisce antifascista e femminista. In Germania lo definirebbero sostanzialmente un gruppo post-autonomo, anch’esso (come Avanti, Fels..)parte del coordinamento IL (Interventionische Linke).  Dopo averci portato in un caffè lungo il fiume, i compagni ci chiedono una discussione politica, e così ci sediamo intorno a un tavolo e ci facciamo raccontare come vanno le cose a Marburgo. Non troppo entusiasti ci dicono che la situazione tra i gruppi è piuttosto buona, anche se lamentano che a Marburgo, come in altre città della Germania, i gruppi politici sono molto settoriali, si interessano cioè solo dei temi strettamente connessi al loro profilo politico: è impossibile coinvolgere un gruppo di studenti in una mobilitazione per i servizi pubblici, e via dicendo. L’università e molto attiva politicamente, durante le mobilitazioni del Bildungs Strike, contro l’introduzione della tasse universitarie (nella maggior parte delle regioni tedesche l’università è tutt’oggi gratuita), una delle pratiche che ha caratterizzato il movimento è stata il blocco delle autostrade, che a Marburgo ha avuto la sua prima apparizione, e che è stata agita in massa e con efficacia. Nei momenti di scarsa mobilitazione sui temi universitari però, a quanto ci dicono i compagni, è molto difficile smuovere le acque su altre questioni e organizzare dall’università connessioni con altre lotte. Un tentativo è stato fatto a Marburgo, di connessione con i sindacati, una connessione che ambiva a superare il mero ruolo di infrastruttura che il sindacato assume nei confronti del movimento. Il progetto che si chiamava Coalition of Resistence, ha avuto un ottimo avvio, con assemblee molto partecipate e confronto politico, è andando però sfumando, fino ad esaurirsi, soprattutto per l’incapacità di trovare dei temi che potessero connettere: “ognuno aveva bisogno di discutere delle sue istanze, e noi di Dissident, che provavamo a mediare tra diverse anime, ci siamo ritrovati a perdere di vista il nostro peculiare discorso politico”. Fondere le lotte invece di sommarle è sempre difficile, a volte, il comando sulla vita ci viene incontro, quando accecato dall’istinto di sopravvivenza applica medesime logiche a settori differenti: la questione della precarietà con la nuova riforma del lavoro del governo Monti ne è secondo me un buon esempio, anche se essere affetti dalle stesse malattie non vuol dire già saper trovare una cura comune. Il nostro talk a Marburgo si tiene all’università e in presenza di un pubblico tra i più numerosi: la questione europea è al centro del dibattito, “see u in Frankfurt” la frase con cui ci salutiamo.

5. Arriviamo a Francoforte. Per poi doverci tornare il 17. La città delle banche piene di titoli tossici e dei tossici veri che popolano cospicuamente l’area intorno alla stazione, si erge di fronte a noi fredda e leggermente ostile. E’ il 12 maggio, data globale degli Indignados, e per questo in città ci sono ben tre azioni di lancio per Francoforte. Noi partecipiamo a due su tre, perché la fatica avanza con il procedere dei giorni e delle ore. La prima su un ponte centrale della città dal quale vengono calati striscioni e si fanno interventi al megafono. La seconda, un’azione comunicativa davanti alla Borsa, con tanto di uomo mascherato da V per Vendetta che squarcia simbolicamente la statua del Toro posta di fronte alloStock&Exchange, con grande attenzione della stampa e sommo disappunto degli animalisti presenti! La terza si terrà davanti alla BCE, ma noi ci dirigiamo nella casa che ci ospita, per posare le valigie e respirare prima dell’incontro serale. Il gruppo che organizza è Turn Left, sempre dentro IL, il ragazzo che ci accompagna nei vari giri ci dice che sono un gruppo molto misto a livello di età, e quando entriamo nello specifico scopro che vanno dai 17-18 ai 35 anni … questo in Italia non sarebbe un gruppo misto, ma un gruppo giovane! Mi rendo conto di come la nostra misura sociale dell’età è ben  diversa da quella tedesca. Per loro giovane è chi studia e chi quindi ancora non ha trovato una collocazione fissa nella società … per noi questo vuol dire essere giovani sempre e sempre di più. Sento che in ogni caso c’è qualcosa di affascinante nella nostra condizione, mi viene in mente Paolo Conte quando dice “e la sensualità delle vite disperate…”.

A Francoforte c’è molta agitazione in questa giornata, sono infatti in corso nuove negoziazioni con le corti giudiziarie sul divieto totale della tre giorni Blockupy. Le notizie sono pessime: il divieto permane, per tutto e per tutti i giorni previsti. Questo risulta a tutti assurdo e inspiegabile, ma comporta un gran numero di assemblee e discussioni per capire come reagire, come rimodulare la partecipazione e come tutelarsi, dato che sono arrivati anche quasi 400 divieti personali ad alcuni partecipanti identificati nella manifestazione del 31 Marzo. Paradossalmente la questione del divieto è stata fondamentale nel far emergere Blockupy nel dibattito pubblico e nei media, ad oggi tutti ne parlano e anche nei settori più moderati si sta creando un sentimento di indignazione nei confronti di una posizione così netta delle autorità, che esplicitamente richiama a una sospensione della democrazia, finanche nella sua mera accezione.

Il nostro dibattito si svolge nella caffetteria di uno dei siti universitari di Francoforte, pubblico misto e molto interesse per l’Italia, soprattutto mi chiedono perché un movimento come l’Onda non è stato in grado di fermare la riforma Gelmini… una questione sulla quale abbiamo ampiamente riflettuto e che abbiamo ampiamente metabolizzato ma che ogni volta presenta il suo conto nella elaborazione di strategie politiche all’altezza dello scontro che stiamo vivendo.

Diario dallo Speaking Tour in Germania, a cura di Shendi Veli – Unicommon Roma

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